AA.VV. – I monasteri di Subiaco – 1904

212.50

Descrizione

EGIDI Pietro – HERMANIN Federico – GIOVANNONI Gustavo – FEDERICI Vincenzo – I monasteri di Subiaco – 1904. Roma a cura e spese del Ministero della pubblica istruzione; Mezza pergamena con titoli dorati impressi su tassello in pelle applicato al dorso, piatti marmorizzati; °, cm 26,8; voll. rilegati i 1; pagg. (6) 546 (6); (6) LXXXI (3) 467 (4); ottimo esemplare; I monasteri di cui si parla nel libro proposto sono quelli di S. Benedetto e di S. Scolastica. Dei dodici monasteri voluti da San Benedetto nella valle sublacense, l’unico sopravvissuto ai terremoti e alle distruzioni saracene fu quello di Santa Scolastica, che, sino alla fine del XII secolo, fu il solo monastero di Subiaco. In origine si chiamò Monastero di San Silvestro, successivamente (IX secolo) fu detto Monastero di San Benedetto e di Santa Scolastica e nel XIV secolo prese il nome attuale. Pio II, visitando il Monastero di San Benedetto nel 1461, lo definì nido di rondini. Incassato nella roccia a strapiombo sulla valle sottostante, tale appare al visitatore che percorre il Bosco Sacro. Pareti, volte e scale, perfettamente integrate nella pietra cui si appoggiano, con la loro irregolarità, garantiscono un’autentica suggestione in chi si avvicina per visitarlo. Composto da due Chiese sovrapposte e da Cappelle e grotte, interamente affrescate in epoche diverse, costituisce un monumento unico, per bellezza e spiritualità, tra quanti la storia della Chiesa e dell’Arte hanno abbondantemente dotato il nostro Paese.. I monasteri di cui si parla nel libro proposto sono quelli di S. Benedetto e di S. Scolastica. Dei dodici monasteri voluti da San Benedetto nella valle sublacense, l’unico sopravvissuto ai terremoti e alle distruzioni saracene fu quello di Santa Scolastica, che, sino alla fine del XII secolo, fu il solo monastero di Subiaco. In origine si chiamò Monastero di San Silvestro, successivamente (IX secolo) fu detto Monastero di San Benedetto e di Santa Scolastica e nel XIV secolo prese il nome attuale. Pio II, visitando il Monastero di San Benedetto nel 1461, lo definì nido di rondini. Incassato nella roccia a strapiombo sulla valle sottostante, tale appare al visitatore che percorre il Bosco Sacro. Pareti, volte e scale, perfettamente integrate nella pietra cui si appoggiano, con la loro irregolarità, garantiscono un’autentica suggestione in chi si avvicina per visitarlo. Composto da due Chiese sovrapposte e da Cappelle e grotte, interamente affrescate in epoche diverse, costituisce un monumento unico, per bellezza e spiritualità, tra quanti la storia della Chiesa e dell’Arte hanno abbondantemente dotato il nostro Paese.