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Arturo SCHOPENHAUER – Il Mondo come volontà e rappresentazione. Volume I – 1928

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Descrizione

Arturo SCHOPENHAUER – Il Mondo come volontà e rappresentazione. Volume I. Traduzione di P. Savj-Lopez e G. De Lorenzo. – 1928. Gius. Laterza & Figli Bari; Brossura editoriale con titoli al piatto e dorso; 16, cm 19.5; 1 vol. (opera incompleta); Pagg. XXXII-662; Sottolineature e glosse a matita colorata, tracce d’uso alla rilegatura, nel complesso più che buon esemplare; Esemplare rifilato.. Arthur Schopenhauer (Danzica, 22 febbraio 1788 – Francoforte sul Meno, 21 settembre 1860) è stato un filosofo e aforista tedesco, uno dei maggiori pensatori del XIX secolo.Firma di SchopenhauerLa sua filosofia, articolata in precisi ragionamenti e aforismi caustici, recupera alcuni elementi dell’illuminismo, di Platone, del romanticismo e del kantismo, fondendoli con la suggestione esercitata dalle dottrine orientali, specialmente quella buddhista e induista, creando una sua originale concezione basata su un radicale pessimismo, la quale ebbe una straordinaria influenza, a volte anche rielaborata completamente, sui filosofi successivi, ad esempio su Friedrich Nietzsche e, in generale sulla cultura europea contemporanea e successiva, inserendosi nella corrente della filosofia della vita. Figlio di un ricco mercante e di una scrittrice, dopo il suicidio del padre, si stabilì a Weimar con la madre. Qui conobbe Wieland e Hegel. Con buoni studi alle spalle, decise di dedicarsi alla filosofia e frequentò i corsi tenuti da Schulze a Gottinga e quelli di Fichte a Berlino. Nei confronti di questi, ma anche di Schelling e di Hegel, Schopenhauer nutrì sempre disprezzo e avversione, definendo Hegel il gran ciarlatano. Nel 1809 s’iscrisse alla facoltà di medicina a Gottinga e, nel 1811, si trasferì a Berlino per frequentare i corsi di filosofia. Ingegno molteplice, sempre interessato ai più diversi aspetti del sapere umano (frequentò corsi di fisica, matematica, chimica, magnetismo, anatomia, fisiologia, e tanti altri ancora), nel 1813 si laureò a Jena con una tesi Sulla quadruplice radice del principio di ragion sufficiente e, nel 1818, pubblicò la sua opera più importante, Il mondo come volontà e rappresentazione, che ebbe tuttavia scarsissimo successo tra i suoi contemporanei e che incominciò a ricevere qualche attenzione solo vent’anni dopo, nonostante fossero giunti, da più parti, persino riconoscimenti ufficiali. Dal 1833 decise di fermarsi a Francoforte sul Meno dove visse da solitario borghese, celibe per convinzione e misogino, nonostante le molte relazioni con donne che ebbe durante la sua esistenza. La vera affermazione del pensatore si ebbe solo a partire dal 1851, data della pubblicazione del volume Parerga e paralipomena, inizialmente pensato come un completamento della trattazione più complessa del Mondo, ma che venne accolto come un’opera a sé stante, che ebbe quello di far conoscere al grande pubblico anche le opere precedenti del filosofo. Fondamentalmente in pieno accordo con i dettami della sua filosofia pessimistica e rinunciataria, manifestò un acuto disagio nei confronti dei contatti umani (che gli procurò, in città, la fama di irriducibile misantropo) e uno scarso interesse, almeno in via ufficiale, per le vicende politiche dell’epoca quali furono, ad esempio, i moti rivoluzionari del 1848, che guardò anzi con preoccupazione; i tardi riconoscimenti di critica e pubblico attenuarono i tratti più intransigenti del suo carattere, procurandogli negli ultimi anni della sua esistenza una ristretta ma interessata e fedelissima cerchia di devoti apostoli (come egli stesso amò definirli), tra cui il compositore Wagner, lo scrittore David Asher, la scultrice Elisabet Ney. Morì di pleurite acuta nel 1860, a 72 anni.[1]