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SPADA Giovanni Battista – Consiliorum Jo. Baptistae Spadae – 1720

400.00 340.00

COD: 9104

Descrizione

SPADA Giovanni Battista – Consiliorum Jo. Baptistae Spadae, patritii Lucensis, Camerae et Fisci Apostolici, ac Sac. Cons. Aul.. Advocati, Collegii Decani TOMUS PRIMUS. Cum novissimis, utilibus, et necessariis Annotationibus, et Declarationibus Summo Studio, ac diligentia collectis, & in fine cuijusque Tomi distributis a Leopoldo Josepho Crescini j.c. Parmensi, & in hac Universitate Legum Criminalium Interprete, & Advocato Publico – 1720. Parmae, ex typographia Pauli Monti, sub signo Fidei, Superiorum facultate; Pergamena rigida con, al dorso, nervatur e titolo manoscritto; cm. 37,3×24; 1 volume – opera incompleta; 514 complessive; Buono, con lievi fioriture; L’autore è un patrizio lucchese; Gregorio XV, nel 1622, lo dichiarò avvocato del fisco e della camera apostolica. Urbano VIII, nel 1624, lo fece segretario del buon governo, con facoltà di restare nel collegio. Nel 1630 gli fu attribuito l’incarico di segretario della congregazione di sanità, per curare che la pestilenza non penetrasse in Roma. Nel 1635 fu fatto governatore di Roma e mantennne la carica per quasi 10 anni, nel corso dei quali gli fu dato un canonicato nella basilica Vaticana e fu insignito della carica di patriarca di Costantinopoli in partibus. Nel 1643, succedette al segretario di stato Ceva. Lo stesso Urbano VIII gli conferì quell’eminente uffizio e, per lo spazio di due mesi, proseguì pure a fungere il governatorato. Fu sempre applicatissimo al proprio dovere, e indefesso nel dare udienza, ascoltando tutti indifferentemente senza confusione e senza impazienza, non rimandando mai alcuno con asprezza di parole e malcontento, anzi consolava tutti con buone maniere. Innocenzo X lo dichiarò consultore del Sant’Ufficio, rettore dell’ università romana e, sul fine del 1644, presidente di Romagna. Ritornato a Roma, fu benignamente accolto dal Papa, il quale nel 1654 finalmente lo nominò cardinale prete di s. Susanna; lo nominò legato di Ferrara e lo ascrisse alle primarie congregazioni cardinalizie. Nell’esercizio della sua legazione, accolse nello stato Cristina, regina di Svezia, e gli ambasciatori veneti che si recavano a Roma per rendere ubbidienza al nuovo Papa Alessandro VII. Morì a Roma nel 1675, a 78 anni. L’autore è un patrizio lucchese; Gregorio XV, nel 1622, lo dichiarò avvocato del fisco e della camera apostolica. Urbano VIII, nel 1624, lo fece segretario del buon governo, con facoltà di restare nel collegio. Nel 1630 gli fu attribuito l’incarico di segretario della congregazione di sanità, per curare che la pestilenza non penetrasse in Roma. Nel 1635 fu fatto governatore di Roma e mantennne la carica per quasi 10 anni, nel corso dei quali gli fu dato un canonicato nella basilica Vaticana e fu insignito della carica di patriarca di Costantinopoli in partibus. Nel 1643, succedette al segretario di stato Ceva. Lo stesso Urbano VIII gli conferì quell’eminente uffizio e, per lo spazio di due mesi, proseguì pure a fungere il governatorato. Fu sempre applicatissimo al proprio dovere, e indefesso nel dare udienza, ascoltando tutti indifferentemente senza confusione e senza impazienza, non rimandando mai alcuno con asprezza di parole e malcontento, anzi consolava tutti con buone maniere. Innocenzo X lo dichiarò consultore del Sant’Ufficio, rettore dell’ università romana e, sul fine del 1644, presidente di Romagna. Ritornato a Roma, fu benignamente accolto dal Papa, il quale nel 1654 finalmente lo nominò cardinale prete di s. Susanna; lo nominò legato di Ferrara e lo ascrisse alle primarie congregazioni cardinalizie. Nell’esercizio della sua legazione, accolse nello stato Cristina, regina di Svezia, e gli ambasciatori veneti che si recavano a Roma per rendere ubbidienza al nuovo Papa Alessandro VII. Morì a Roma nel 1675, a 78 anni

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